Ma basta chiuderli dentro a uno zaino, così come facciamo noi, e partire senza pensarci troppo, senza premure e apprensioni per il giorno dopo. E camminare, camminare a piedi per chilometri sotto il sole senza mai sentirci stanche, e sopravvivere almeno fino all’ora dell’aperitivo. Chè la vita è adesso: in un locale dove ascolti buona musica, e nella porta sbattuta in faccia ad un idiota che non ti ha saputa afferrare al volo. Nelle ore bloccate a psicanalizzarci nel traffico in città, in un lavoro sottopagato da studentessa, come in una telefonata stanca, a massacrarci d’ironia. Ma è anche nelle salite sul mare per il teatro greco, nel profumo delle foglie di limone, e nelle notti umide di Barcellona. Anche in quelle di Roma - a pensarci - ma forse alcune è meglio che no. Nel film noioso che non vedrai mai più, e anche quando, gomiti in aria, comincia a sembrati tutto troppo pesante. La trovi nel sorriso stridente tutto dedicato a chi ti ha deluso, ed ha l’odore sottile di una rivincita. Può essere, se sei tu a volerlo, in un volo per Sydney di sola andata, quando domani per noi è Perugia. E allora… ti viene mai da pensare - come dicevo ieri - di lasciare tutto? Dico, senza voltarti più indietro, di rifiutare tutto quanto ti rimane come imposto, di rompere definitivamente con le intermittenze quotidiane per tornare alle conchiglie? A quanto pare, la risposta da oggi possiamo chiederla a un libro, ma porta il peso inquantificabile di tutto quanto abbiamo da lasciare a casa. Mi piacerebbe scriverti, oggi, che non tutto è un ripetersi, che non ogni storia segue un andamento ridondante nei suoi eventi, e soprattutto che so che è difficile crederlo per te che sei così severa con te stessa. Hai davvero una cazzo di pessima abitudine, insomma, ma la vita è adesso. Dicevo, mi piacerebbe scrivere oggi, chè se penso a te, che sei donna, mi viene voglia. Ma io questi compleanni li odio, perché finiamo non si sa perché, sempre a piangere. E invece, pensaci bene, non si dovrebbe affatto: perché è ancora il 15 di maggio, Ale, e le bambine stanno bene.
Ciao Alice, questa era la nostra canzone del viaggio a Barcellona di due anni fa. Domani partiamo alla volta di Perugia insieme ad un’altra nostra amica per raggiungere la quarta che deve stare ancora per qualche tempo a Perugia e ci ospita.
Francè, ma che le hai detto oggi, me l’hai minacciata?
Nell’ ultimo viaggio che ho fatto a Budapest le ho portate le scarpe tacco 10. Poi però per girare in lungo e in largo erano meglio le mie asics da corsa.
Però le avevo.Giuro
Ciao a tutti ragazzi, spero abbiate trascorso anche voi un buon fine settimana. Io vi dico solo che ho un livido enorme su un ginocchio e che oggi pomeriggio io e la mia amica siamo state costrette a fare l’autostop e dobbiamo ringraziare una gentilissima coppia che ci ha dato un passaggio, altrimenti avremmo ‘perso il tram’. A Perugia gli autobus passano una volta all’anno nei festivi! Comunque, ci siamo divertite tantissimo, ovviamente.
Il giudizio s’e’ acquietato dopo 24 bombe antibiotiche, ho appena preso l’ultima ma dopo la pausa pranzo ti mando una mail di (s)conforto e ti spiego meglio! :-)
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