A meno che non si palesi un caso di accanimento terapeutico.
I cattedratici riuniti al Fatebenefratelli di Roma in occasione della Giornata della Vita hanno sentenziato - negli atti del convegno - che, nel caso in cui un feto nasca vivo dopo un’interruzione di gravidanza, il neonatologo deve intervenire per rianimarlo, “anche se la madre è contraria, perché prevale l’interesse del neonato”. E Cinzia Caporale, biologa membro del Comitato nazionale di bioetica, ha aggiunto inoltre che “si può presumere lo stato di abbandono giuridico del neonato da parte della madre”. Il tutto, in spregio al principio di autodeterminazione della donna - uno dei principi chiave, insieme con quello che stabilisce la gratuità dell’intervento, dell’ancora vigente (!!!) legge 194/78.
















